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Intervento Forum riforme istituzionali PD
Intervento Forum riforme istituzionali PD-Camera dei deputati-14 giugno 2010

Rispondo ai tre interrogativi posti da Luciano Violante:
1) vostre valutazioni e vostri suggerimenti sui documenti presentati;
2) come si può aprire in tutto il Paese un dibattito “nobile” sulla Costituzione repubblicana come storia di libertà;
3) vostra opinione su un eventuale referendum interamente abrogativo della legge elettorale per le Camere.



1-Osservazioni sul materiale distribuito e sulla persistenza della anomalia italiana
1.1.Le convergenze-Il mio intervento parte dalla constatazione che esiste una convergenza nelle analisi dei documenti distribuiti,ma che in esse sono anche rilevabili differenze di taglio e di articolazione.
Il documento preparato per il seminario odierno possiede un taglio molto più generale del secondo e sembra non voler affrontare i temi specifici relativi alle technicalities istituzionali, al fine di sviluppare “le linee evolutive più mature e condivise”; quello dell’Assemblea nazionale risulta,invece, molto più orientato, mentre il resoconto sintetico costituisce indice sommario delle differenziazioni interne dell’assemblea.
La massima convergenza comune si recupera nella dichiarazione di supporto al testo costituzionale sulla base di una ricostruzione di storia costituzionale che vede il documento odierno tracciare la connessione tra Costituzione, sviluppo democratico e Repubblica.
1.2-L’assenza- Osservo tuttavia che c’è un grande assente in tutti e tre i documenti . Essi rispondono,per parafrasare l’intervento di Enzo Cheli, in maniera differenziata ai classici interrogativi relativi al perché introdurre innovazioni istituzionali,a quali riforme siano preferibili e alle procedure da adottare per farle, ma manca in essi in maniera palese la risposta all’interrogativo fondamentale relativo alle forze con cui introdurre le innovazioni e sulla compatibilità delle stesse con il quadro costituzionale vigente .
Le istituzioni- com’è noto- non sono oggetti neutri ed in particolare non lo sono quelle politiche, che costituiscono mezzi per arrivare a fini specifici ovvero alla “distribuzione autoritativa di valori”. Se non si è monopolista unico del processo di innovazione, è indispensabile individuare le opzioni dei partners e recuperare la possibilità di compromessi efficienti con gli stessi per raggiungere i fini di ristrutturazione istituzionale. Dal tipo di interventi, ma anche dal documento dell’Assemblea nazionale, si evincono le difficoltà di portare avanti una strategia di innovazione costituzionale con le forze di maggioranza, che- d’altro canto- non sembrano riconoscersi nel patto originario o che , almeno, vogliono ridiscuterlo ab imis. Per di più all’interno dello stesso Pd (e di ciò è rappresentativa non soltanto l’articolazione delle proposte concrete, ma anche la discussione sulle stesse) non risulta chiarito a sufficienza sia il tema delle prospettive che quello degli interventi possibili .
Ne consegue,dunque, come il livello attuale del dibattito rischi di essere ancora non operativo , ma sostanzialmente comunicativo e, per di più, prevalentemente interno al PD come premessa per la decisione sul tema delle prospettive coalizionali. In sostanza la discussione istituzionale interna copre ancora il dibattito sulle prospettive politiche concrete, evidenziando contraddizioni che il mero e rituale riferimento al testo costituzionale e all’Europa non possono ,né riescono a risolvere. La ancora insoluta questione del riallineamento del sistema partitico, evidenziata dal documento più generale, condiziona il contesto esterno ed interno, cosicché si può affermare che nel PD non sembra si sia ancora prodotta una sufficiente amalgama di cultura istituzionale per un’azione unitaria ed efficace, mentre le tradizioni culturali che caratterizzano il melting pot della nuova formazione condizionano ancora le posizioni delle componenti esistenti.
1.3.Il silenzio sulla fase 1948-1953 -In questa specifica prospettiva ritengo significativo il silenzio esistente nei documenti presentati sulla fase costituzionale 1948-1953 .Nella ricostruzione non si tiene,infatti, conto delle contraddizioni che proprio nell’ambito delle forze allora appartenenti al c.d.”arco costituzionale” apparvero evidenti . A me sembra che a causa delle differenti radici delle componenti del Pd venga messa la sordina al fatto che già tra il 1948 e il 1953 la non applicazione della Costituzione e la manovra elettorale assunsero caratteristiche peculiari di una contrapposizione che si trova oggi riprodotta, in un contesto profondamente mutato, nel dibattito esistente tra le forze politiche. Le recenti e ripetute dichiarazioni del Presidente del Consiglio sulla camicia di nesso e la datazione del testo costituzionale non costituiscono, infatti, una novità nel panorama politico italiano ed internazionale, ma rappresentano una linea persistente all’interno del dibattito istituzionale. Per il PD, una forza politica che deriva dalla convergenza delle famiglie che nella prima fase della storia della Costituzione repubblicana si sono contrapposte e che nello stesso tempo hanno trovato,successivamente, un ubi consistam proprio nella difesa e nell’attuazione della Costituzione, è difficile ammettere che Berlusconi stia applicando dal punto di vista istituzionale elettorale lo schema del 1953 .Aggiungo che il desiderio di superare le gabbie coalizionali può rappresentare una linea di tensione tra chi ritiene che sul piano delle regole possa essere trovata una convergenza con la posizione della maggioranza e chi ,non riconoscendo alla stessa, una sufficiente legittimità, paventa ogni innovazione come deviazione o tradimento del patto costituzionale originario.
1.4-Il problema dell’anomalia italiana- Rimane,dunque, persistente in sottofondo il problema relativo all’anomalia italiana, vera e propria sconfessione dell’asserita normalizzazione che era stata la premessa del movimento di riforma degli anni Novanta. Ciò risulta,con ogni evidenza, dall’analisi del secondo documento quando si parla di convenzioni della costituzione e di esclusione di alcune forze da parte dei soggetti politici prevalenti. In questa prospettiva il richiamo che “i tentativi di innesto di esperienze altrui falliscono se non si tiene contro delle convenzioni costituzionali che accompagnano il funzionamento dei singoli ordinamenti” richiama significativamente il tema delle forze antisistema e con esso la composizione dei soggetti che dovrebbero partecipare al gioco e alla ristrutturazione delle regole.
La questione della normalizzazione dell’ordinamento su schemi di “democrazia matura” passa,infatti, dall’accettazione reciproca da parte dei soggetti politicamente rilevanti. Osservo in proposito che il tema della legittimazione reciproca ,che caratterizzava la prima fase della vicenda costituzionale repubblicana non sembra risolto nell’ambito di importanti settori dello schieramento. L’anomalia italiana continua perché tutti i soggetti non sono percepiti perfettamente legittimi dai partners e, per di più, l’elettorato ,individuando agli estremi del continuum destra e sinistra DP-IDV,da un lato, e PdL e Lega ,dall’altro, evidenziano come lo spazio della dinamica sistemica riapra il gioco all’interno dello spazio di centro-destra rappresentato da Casini - Fini. Berlusconi non si trova certamente di fronte una opposizione antisistema, anche se cerca di costruirsela, ma è lui stesso caratterizzato da forze che per loro natura sono antisistema rispetto al tema fondamentale della comunità poltiica..
Di qui il mio accordo con l’affermazione che alla radice delle attuali tensioni si ponga il mancato riallineamento del sistema dei partiti, ma che la stessa mancanza di veri partiti comporti pericoli per gli spazi di partecipazione democratica dei cittadini e contro le interpretazioni plebiscitarie del mandato popolare.
D’altro canto la stessa affermazione finale del documento dell’Assemblea Pd relativa alla messa in sicurezza del testo della Cost. attraverso un “rafforzamento delle procedure previste dell’art. 138”,cosicché la prima parte della Cost. possa essere blindata attraverso la previsione di maggioranze modificative dei due terzi, identifica la peculiarità della situazione, che indica la persistenza di lungo periodo della anomalia italiana. Ad essa si aggiunge anche la parte relativa al rafforzamento dell’istituto del referendum che in realtà deve essere visto come un rafforzamento dei poteri dell’opposizione,ma in contrasto con lo scopo di rinvigorimento delle assemblee parlamentari.
1.5-La questione della compatibilità tra Costituzione repubblicana ed Europa-Osservo, infine, che la Costituzione repubblicana e l’Europa costituiscono riferimenti fra loro compatibili, ma evidentemente differenti, che non possono non essere analizzati sulla duplice base di una prospettiva di storia costituzionale e di storia della costituzione. Prendere coscienza che la storia costituzionale italiana ingloba la storia della costituzione nell’ambito più vasto della storia costituzionale europea,caratterizzata da una serie di Costituzioni parziali a livello continentale,apre alla consapevolezza che vi sono differenti fasi della storia della costituzione sulla base delle forze che hanno animato l’attività istituzionale, costituendo un primo passo per chiarire la prospettiva attuale e le scelte da effettuare. In proposito,trovo che dovrebbe essere approfondito in modo migliore il rapporto tra valori costituzionali e quelli che scaturiscono dalla normativa UE. E’ irrealistico non vedere come il compromesso del 1947 non sia perfettamente coerente con i valori prospettati dall’UE e come vi sia la necessità di un adeguamento - aggiornamento dello stesso.




2-Osservazioni sul tema specifico delle innovazioni istituzionali
2.1.Le innovazioni contraddittorie- Se si parte dall’analisi effettuata al punto 1,su un simile argomento ci sarebbe da dire poco. Credo che l’attuale fase politica non possa facilmente portare a convergenze innovatrici. Vi sono,senza dubbio, esigenze che vengono da lontano di adeguamento della struttura istituzionale del paese , ma - come dicevo- persistono i problemi relativi alle condizioni politiche per la loro adozione. La stessa indispensabile riforma del bicameralismo e del rapporto fiduciario da un lato, e della relazione centro-periferia,dall’altro,si inserisce nell’ambito della sostanziale sfiducia reciproca tra i partners, con il risultato che invece di migliorare il funzionamento della macchina istituzionale le innovazioni introdotte nell’ultimo quindicennio hanno risposto a fini di inefficienza garantistica.
2.2.Il settore della rappresentanza-D’altro canto, non c’è dubbio che le riforme vanno fatte secondo la Costituzione ,ma alcune delle innovazioni proposte non sono costituzionali , ma semplicemente ordinarie.
Tutto il settore dell’etica pubblica e del sistema elettorale in senso stretto assume le caratteristiche di normativa di regime, che può anche non possedere copertura costituzionale formale., mentre riforma del bicameralismo (nell’ambito della trasformazione-attuazione del rapporto centro-periferia) e dell’istituto del referendum incidono direttamente sul testo della Costituzione .
2.3.La forma di governo-Il documento di maggio dichiara di voler rinsaldare “il carattere parlamentare della Repubblica” confermando il carattere parlamentare della Repubblica, quanto quello di garanzia costituzionale del Presidente della Repubblica. Vengono,quindi,drasticamente escluse sia la via della forma di governo presidenziale,sia la variante semipresidenziale della forma di governo parlamentare, mentre rinasce la pulsione verso il Cancellierato di tipo tedesco.
Il fine della conferma del pluralismo è invero troppo generico e contraddittorio, perché potrebbe non collegarsi con gli obiettivi del sistema elettorale in senso stretto, ma solo a quelli della legislazione elettorale di contorno che in questi documenti viene definita come etica pubblica.
2.4.La difficoltà di intervenire sul sistema elettorale in senso stretto-Pensare di riformare il sistema elettorale in senso stretto attraverso un meccanismo maggioritario a doppio turno è sicuramente legittimo, ma è anche evidente la difficoltà di pervenirvi, non solo per perché la maggioranza ha introdotto un sistema adeguato ai suoi fini ( che non divergono da quelli del PD,come ha dimostrato la pantomina del 2008), ma perché la piattaforma delle altre forze di opposizione è molto differente.
2.5.Altri interventi-Ridurre il numero dei parlamentari comporta una riduzione della rappresentatività del parlamento ed un aumento della selettività del meccanismo elettorale,pur colpendo la pletoricità del ceto politico nazionale. In questa prospettiva, disciplina dei partiti , costi della politica costituiscono argomenti che si connettono l’uno con l’altro e sulla cui importanza non ho tempo di argomentare.

3-Referendum elettorale
Per quanto riguarda l’ultimo quesito relativo ad un referendum interamente abrogativo della legge elettorale vigente, portando a far rivivere la disciplina previgente,trovo che l’ipotesi, peraltro già proposta e discussa ampiamente in occasione del quesito Segni Guzzetta(segnalo ad es. un numero della Rivista Nomos), sia altamente problematica sia dal punto di vista tecnico (sulla base della giurisprudenza della Corte costituzionale in materia), sia da quello più strettamente politico. In estrema sintesi si tratta di una prospettiva volta alla pura mobilitazione che dimostra il sostanziale blocco dell’innovazione istituzionale, ricorrendo al mito referendario, ma senza alcuna possibilità teorica e pratica di pervenire al successo. Più realistica appare una battaglia per il consolidamento del bipolarismo coalizionale, con la reintroduzione della scelta dei parlamentari da parte dell’elettorato nell’ambito di un meccanismo che assicuri eguaglianza delle opportunità fra i contendenti ,responsabilità e governabilità