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La Costituzione tra crisi di regime e recessione del principio della rappresentanza politica
La Costituzione tra crisi di regime e recessione del principio della rappresentanza politica

La Costituzione tra crisi di regime e recessione del principio della rappresentanza politica
di
Fulco Lanchester
Sommario: 1-I tempi della Costituzione-2-Il marasma istituzionale e i tempi brevi della cronaca costituzionale –3-Le elezioni e la conferma della recessione del principio della rappresentanza politica-4-I pericoli di una democrazia a basso rendimento.

1-I tempi della Costituzione - I tempi lunghi della storia costituzionale italiana sono stati delineati di recente da Leopoldo Elia nella “duplicità di effetti tra la buona Costituzione che perdura e le strutture politiche fondatrici che scompaiono” ,ovvero “le forze politiche che avevano contribuito a formarla “. Nel Discorso tenuto alla Corte costituzionale in occasione del 60° anniversario della Costituzione alla Corte Costituzionale Elia è ,infatti, riuscito a “pattinare ” da par suo tra la costituzione in senso materiale di Costantino Mortati e la costituzione vivente di Carlo Esposito e (come Valerio Onida nelle relazioni tenute ai Lincei e alla Facoltà di Scienze politiche de “La Sapienza”), di fronte al mutamento radicale dei soggetti politicamente rilevanti, molto sembra affidarsi ad un contesto europeo capace di sostenere con i suoi valori le incertezze dello stesso ordinamento costituzionale italiano.
Si tratta di un tentativo meritorio, ma difficile, di salvare ad ogni costo due differenti elementi : in primo luogo, il contesto generatore dell’impianto costituzionale del 1948, caratterizzato non soltanto dal discorso sulle quattro libertà di Roosevelt, ma anche dalla presenza dell’URSS e dall’esigenza di stabilizzare società civili stremate con l’ombrello dello Stato sociale; in secondo luogo, un’ impianto istituzionale debole e basato sull’elemento costitutivo di partiti pesanti e strutturati, che ora non esistono più e che sono stati sostituiti da formazioni elettorali basate sul principio autocratico plebiscitario e senza referenti solidi nelle famiglie politiche europee . Di fronte alla trasformazione radicale di ideologie e protagonisti, Elia riconosce,inoltre, che il fallimento dell’integrazione del Pci durante gli anni Settanta ha causato,nel tempo , un indebolimento del tessuto originario della Costituzione, che è divenuta trasparente, ovvero meno solida e spessa, nell’ambito di una società - per chiosare Zygmunt Baumann – oramai liquida .
Dal punto di vista storico costituzionale, però, la crisi- a mio avviso- non data dal 1978 come ci si affanna in questi giorni a dire in occasione dell’anniversario del rapimento dell’on. Moro, ma risale perlomeno al 1968, con la sconfitta dell’ipotesi riformista del centrosinistra e con l’inizio della transizione infinita, divisibile in un ciclo lungo all’intero dei soggetti originari(fino al 1993) ed in uno corto che tuttora stiamo vivendo . La mutazione incompiuta si è trascinata, infatti, prima per un quarto di secolo sino al 1993, e poi si è avvitata nel successivo quindicennio per l’incapacità del sistema di completare un riallineamento del sistema partitico ed un coerente rinnovamento istituzionale.
I nuovi soggetti politici, lontanissimi eredi di quelli originari, non soltanto sembrano distanti fra loro (fino a volte a delegittimarsi politicamente l’un l’altro ), ma paiono sostanzialmente lontani (se non estranei) dallo stesso testo costituzionale, la cui ispirazione originaria pare essere per alcuni di loro una vera e propria camicia di nesso . Morton Keller in un suo recente volume su Americas Three Regimes ha messo opportunamente in evidenza come sotto la vigenza della stessa Costituzione si siano succeduti negli USA tre regimi differenti (deferenziale e repubblicano dal periodo coloniale sino agli anni venti del secolo XIX;partitico e democratico fino agli anni Trenta del secolo XX;populista e burocratico fino ad oggi). E’ quindi la composizione dei soggetti politicamente rilevanti e la capacità di colloquiare tra loro che permette un’ adeguamento interpretativo del testo costituzionale alle nuove situazioni .
La massima preoccupazione delle nuove aggregazioni partitico – elettorali, che si sono formate nello scorcio degli ultimi dieci mesi innovando il contesto politico italiano, è –invece- stata soprattutto quella di pervenire ad una semplificazione - riduzione dei cosiddetti veto players presenti nell’arena e alla costruzione di formazioni fondate sulla regola personalistico - plebiscitaria. In questa prospettiva sembra esservi stata una pulsione comune ad imitare il modello americano, tradendone però sia la pluralità di apporti derivanti dal bargaining pluralistico, sia la sostanziale omogeneità nella visione dei fondamentali del sistema . Sin dalla presa di coscienza dello stallo elettorale ricercato in maniera consapevole attraverso la legge 270 del 2005 i maggiori soggetti delle due ali dello schieramento italiano hanno, invece, perseguito il fine convergente del controllo del rispettivo territorio , ma hanno anche dimostrato una sordità totale ad ogni colloquio positivo .

2-Il marasma istituzionale e i tempi brevi della cronaca costituzionale – La XV legislatura è ,dunque, sopravvissuta in stato di disfacimento progressivo, ripercorrendo sempre gli stessi solchi come un disco difettoso . In attesa delle elezioni del prossimo 13/14 aprile,che potrebbero portare ad un nuovo nulla di fatto al Senato, una valutazione realistica della attuale situazione non può che partire proprio dalla constatazione che l’ordinamento politico-costituzionale italiano sta subendo la seconda crisi di regime in quindici anni e che nessuna democrazia stabilizzata ha mai subito una simile prova . In medicina marasma viene definito come condizione di grave e progressivo decadimento anatomico e funzionale dell’organismo, che lentamente va incontro a processi degenerativi. Le ultime settimane della XV legislatura hanno dato questa sensazione per quanto riguarda il sistema Italia e le prospettive future non sono incoraggianti.
Se si esamina la cronologia dei fatti, il massimo della consunzione è stato raggiunto in coincidenza con le celebrazioni del 60°anniversario della Costituzione. Proprio il giorno dopo la solenne cerimonia in Parlamento ( il 23 gennaio) è stato ,infatti, inferto il colpo di grazia alla legislatura con la negazione della fiducia al Governo Prodi da parte del Senato. In venti giorni si è giocata una partita, che sembrava già segnata . Il 16 gennaio la Corte costituzionale ha, infatti, dato il via libera ai tre referendum Guzzetta - Segni sul sistema elettorale, mentre le dimissioni del Ministro della giustizia Clemente Mastella, dopo l'ordinanza di arresti domiciliari per la moglie e le indagini nei suoi confronti per concussione, avevano aperto sostanzialmente la crisi di governo ; il giorno dopo lo stesso Mastella ha annunziato il passaggio del suo partito all'appoggio esterno del Ministero Prodi, mentre il 21 - in singolare coincidenza con un durissimo discorso del Presidente della Cei cardinale Bagnasco ha dichiarato l'uscita dalla stessa maggioranza. Il 22 Romano Prodi ha, infine, affondato definitivamente la legislatura e le possibilità alternative di una sua nuova sostituzione come era accaduto nel 1998 , ponendo la questione di fiducia alla Camera e dichiarando la sua intenzione di farlo anche al Senato. Incassata ,come previsto, la fiducia a Montecitorio il 23 (326 sì, 275 no), il Governo, battuto per 161 voti a 156 al Senato il giorno dopo, si è dimesso sulla base dell’applicazione di un principio di responsabilità politica nei confronti del Corpo elettorale, che ha legato sostanzialmente le mani al Capo dello Stato, impedendo ogni soluzione alternativa. Fallito l'incarico esplorativo del Presidente del Senato Marini con l'ipotesi di formare un governo finalizzato a raggiungere una convergenza sulla riforma della legge elettorale ( 4 febbraio), il 5 il Consiglio dei Ministri ha indetto i referendum abrogativi sulla legge elettorale del 2005, mentre il 6 il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere ai sensi dell'art. 88 Cost., posponendo di un anno la consultazione referendaria .
Lo scioglimento delle Camere è stato, quindi, apparentemente generato dalla incapacità di gestire al Senato una maggioranza che praticamente non c'era sin dal 2006, ma in sostanza è stato provocato dalla necessità di evitare il referendum sul sistema elettorale e dalla riproposizione dell’uso politico degli avvisi di garanzia . Le analogie con il 1992/93 sono quindi rilevanti, anche se allora non si arrivò allo scioglimento e vennero effettuati i referendum sul senato e sul finanziamento pubblico dei partiti . Tuttavia a molti sembra più grave la situazione visto il fallimento del riallineamento del sistema partitico .

3-Le elezioni e la conferma della recessione del principio della rappresentanza politica- Il contesto in cui tutto ciò avviene è caratterizzato da un rifiuto crescente della politica all’interno del Corpo elettorale e dalla sostituzione principio elettivo dei rappresentanti con quello della nomina basata su un fondamento autocratico-plebiscitario. Ciò era già accaduto nel 2006(e su questo rinvio a ciò che ho scritto in quell’occasione), ma oggi appare aggravato dalla pratica scomparsa della stessa rappresentanza politica e dalla ipotesi di stallo al Senato rimane sempre presente .
La rivoluzione innescata dal partito democratico l’anno scorso ha avuto riflessi sull’area di destra con la formazione del PdL ,a sinistra con l’aggregazione del PdC ,dei Verdi e dei comunisti italiani , con la nascita del centro di Casini (più Rosa bianca),con la formazione della Destra di Storace . Cinque sono i poli :due a destra ,due a sinistra e uno al centro . I due maggiori competitori hanno rivelato la loro singolare concordanza con una delle finalità espresse dal referendum elettorale Guzzetta-Segna contro le coalizioni, anche se, da un lato, Walter Veltroni ha ceduto nei confronti dell’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro e,dall’altro , Silvio Berlusconi della Lega Nord di Umberto Bossi . Questa coerenza sospetta ha colpito i socialisti di Enrico Boselli sulla sinistra e l’UDC di Pier Ferdinando Casini per quanto riguarda lo schieramento moderato, mentre Clemente Mastella è stato costretto ad un brusco ritiro a causa della sua completa emarginazione . Nella formazione delle liste la contrattazione è esistita,ma al di fuori delle stesse regole statutarie formali. Non parlo tanto del PdL di Berlusconi e apparentati in cui la spartizione delle candidature e dei seggi pare sia avvenuta in forma semplificata (tanto da far perdere il sonno per una notte allo stesso leader), ma anche nel nuovo PD,che tanto aveva parlato di primarie e di procedure democratiche .La polemica Veltroni-radicali non è stata commendevole,ma almeno ha reso evidente la tratta scandalosa in materia di candidature . I candidati sono,infatti, stati selezionati con criteri familistici e di marketing, affiancando volti e realtà tra loro eterogenee in maniera da catturare soddisfare gli interessi delle parti contraenti e l’immaginario dell’elettorato . La recessione della rappresentanza politica elettiva non potrebbe essere più completa e devastante in entrambi i settori, che in maniera convergente cercano di assicurarsi una massa di manovra acquiescente per le prove future.
Tuttavia la singolarità della situazione sta soprattutto nel fatto che le nuove maggiori forze politiche non soltanto paiono essere cartelli elettorali personali, ma soprattutto rischiano di perdere il collegamento con le forze politiche europee. Le tensioni di Berlusconi con il PPE per i casi Ciarrapico e Mussolini prefigurano la ripresa di polemiche in futuro, mentre ancor più incerta risulta la collocazione europea del PD di Veltroni, spartito tra le pulsioni differenti delle componenti DS e Margherita. Mentre l’afferenza al PPE di Casini è incontroversa,così come la tensione della gerarchia a mantenere anche una propria rappresentanza politica ufficiale, sembra certa la scomparsa della unica componente legata all’internazionale socialista, contro cui si è abbattuto il singolare veto di Veltroni.

4-I pericoli di una democrazia a basso rendimento- Le prospettive post-elettorali non sono,certo, rosee e si prefigura la rinnovata polemica sui brogli già evocati nel 2006 da Berlusconi . Certo, se i risultati non saranno chiari con la vittoria di uno dei due contendenti , il colloquio che si era interrotto dovrà ricominciare ;ma necessariamente esso dovrà essere impostato anche se uno degli schieramenti dovesse vincere la posta con chiarezza . Il terreno su cui si dovrà trattare sarà, infatti, quello della legge elettorale per evitare i referenda rinviati,ma soprattutto quello delle regole istituzionali scoordinate da lustri di interventi parziali e contraddittori. In un recente articolo Larry Diamond ( The Democratic Rollback, Foreign Affairs, Mar/Apr2008, Vol. 87,pp.36 ss ) ha sottolineato I pericoli di una involuzione negli ordinamenti investiti dalla cosiddetta terza ondata di Huntington. Già negli anni Novanta avevo sottolineato le caratteristiche italiane di democrazia a basso rendimento . Oggi i fenomeni si sono fatti allarmanti e alcuni interventi sono indispensabili per non allontanarci sempre più dagli standard tipici delle maggiori democrazie. L’augurio di Elia faciant meliora sequentes trova davanti a sé in modo pericoloso l’egoismo imprevidente dei protagonisti.