Domenica, 20 Agosto 2017  

MATERIALE DOCUMENTALE

IN EVIDENZA

PROGRAMMI DEI CORSI , MATERIALE DIDATTICO E INFORMAZIONI PER GLI STUDENTI

LINKS

ISTITUZIONI IN ITALIA

ISTITUZIONI NEL MONDO

LA RIFORMA COSTITUZIONALE ED ELETTORALE

LINKS UTILI

PROGETTO STRATEGICO CNR "SUPPORTO ALL'ATTIVITA' DEL PARLAMENTO" E RICERCHE PRIN

SCRITTI RECENTI

REFERENDUM ABROGATIVO E REVIVISCENZA

Federico II: alle origini dello Stato sociale

"NOMOS. LE ATTUALITA' DEL DIRITTO

CONVEGNI, ATTI E SEMINARI

Home » Riccardo Monaco giuspubblicista
Riccardo Monaco giuspubblicista
Riccardo Monaco giuspubblicista

Sommario: 1-Premessa; 2-L’ambiente accademico di Riccardo Monaco(2.1-Giuspubblicisti e internazionalisti negli anni Venti e Trenta; 2.2-La Facoltà torinese); 3-La formazione accademica di Riccardo Monaco; 4-Il dopoguerra; 5-L’approccio di teoria generale alla base della sua opera di giuspubblicista ; 6-Gli Appunti di diritto pubblico comparato; 7-I contributi di Diritto pubblico e di diritto costituzionale;8-Conclusioni.


1-Premessa-Riccardo Monaco è stato un giuspubblicista completo, ed un classico esempio di studioso capace di abbracciare tutti i settori del diritto e, come una staminale pluripotente, atto ad influire positivamente in ciascuno di essi. Ma non solo, egli è stato testimone attento e garbato delle intense trasformazioni, che hanno investito sia il mondo del diritto che quello universitario, ed un docente dotato di raro acume e chiarezza.
Nato del 1909 e osservatore dei profondi rivolgimenti interni ed internazionali del secolo XX, Riccardo Monaco ebbe . com’è noto- un infanzia difficile caratterizzata dalla dolorosa e prematura scomparsa dei genitori ed agì nell’amministrazione della giustizia ordinaria, nell’Università italiana, nel Consiglio di Stato e in tutti i settori delle Istituzioni europee.
In questo breve intervento mi occuperò appunto del Monaco giuspubblicista in senso ampio, escludendo da questo la parte dei rapporti tra Stati ovvero del diritto internazionale, su cui hanno parlato e parleranno colleghi ed allievi. Ma prima di riferire brevemente - ratione materiae- del suo taglio metodologico e dei risultati ottenuti nell’ ambito del diritto interno e comparato, mi occuperò necessariamente dell’ambiente in cui è vissuto nei suoi anni formativi, per poi accennare alla sua impostazione di teoria generale, che costituisce la chiave per comprendere la sua accennata polivocità.
2-L’ambiente accademico di Riccardo Monaco- Innanzitutto, ritengo sia opportuno soffermarsi sull’ambiente accademico in cui si è formata la personalità di Riccardo Monaco, per evidenziare alcuni aspetti importanti della sua testimonianza ed il valore paradigmatico che essi posseggono ancora oggi.
2.1-Giuspubblicisti e internazionalisti negli anni Venti e Trenta-Negli anni Venti e Trenta del secolo XX il mondo accademico italiano costituiva un settore molto ristretto, benché gli studenti fossero aumentati. Agli inizi del secondo decennio del secolo scorso i professori ordinari erano circa 1200 e tanti rimarranno sino agli inizi degli anni Cinquanta, mentre gli studenti nel 1921-22 erano 49.134, nel 1931-22 47614 e nel 1951-52 142.722 .
In particolare le Facoltà giuridiche risultavano strutturate in maniera molto tradizionale: gli ordinari di Diritto costituzionale assommavano ad una decina, sulla quindicina ciascuno quelli di amministrativo e di Diritto internazionale.
Le materie giuspubblicistiche erano, inoltre, tra loro strettamente interconnesse in un mondo universitario caratterizzato da alcuni grandi Maestri. Tra questi spiccavano Orlando, Romano, Donati per i giuspubblicisti “internisti”, Perassi e Anzilotti per gli internazionalisti, Ranelletti, Vitta, Raggi per gli amministrativisti.
Quando Monaco divenne libero docente nel 1933 gli ordinari di diritto internazionale erano 16 (oggi sono 135 nei settori Ius 13 e Ius 14, 96 associati e 153 ricercatori, per un complesso di 384 persone). Elenco i 16 ordinari di allora a titolo esemplificativo Baldassari(Bari), Gemma(Bologna), Cimbali(Catania),Caristia(Catania), Siotto Pintor(Firenze), Fedozzi(Genova), Cavaglieri(Napoli), Cavarretta (Palermo), Diena (Pavia), Breschi(Perugia), Salvioli(Pisa), Anzilotti(Roma), Perassi(Roma), Rapisardi Mirabelli(Siena), Ottolenghi(Torino), Udina(Trieste), facendo notare che molti di questi nomi sono noti anche per i loro contributi nell’ambito del diritto interno. Durante la seconda metà dell’800 il Diritto internazionale italiano, era stato dominato dall’impostazione di Pasquale S. Mancini e di suo genero Augusto Pierantoni basata sul paradigma nazionale. Le materie internazionalistiche erano molto spesso insegnate da costituzionalisti e filosofi del diritto .Esse vennero ad assumere un profilo sempre più specifico alla fine del secolo XIX, a causa da un lato dall’attività sempre più intensa a livello internazionale,dall’altro dall’introduzione del paradigma alternativo della personalità statale e dalla recezione del dibattito metodologico austro-tedesco. Non a caso gli esponenti più rilevanti della dottrina internazionalistica italiana come Anzillotti e Gemma si affacciarono alla cattedra agli inizi del secolo XX (Perassi nel 1914), condizionando la prospettiva metodologica.
2.2-La Facoltà torinese-La Facoltà di Giurisprudenza torinese dove Monaco si laureò con Giuseppe Ottolenghi, un cultore del diritto internazionale pubblico ( ma soprattutto privato) omonimo di colui che fu il primo generale e ministro della guerra di origine israelitica(nonché comandante del 4° reggimento Alpini), era caratterizzata –tuttavia- da una storia ed un approccio metodologico particolare nel contesto dell’Università degli anni Trenta. Tra i Giuspubblicisti, uscito dai ruoli nel 1932 per non aver giurato al Regime Francesco Ruffini, insegnavano a Torino : Diritto amministrativo e scienza dell’amministrazione Cino Vitta,cultore della teoria collegiale che come Ottolenghi sarà costretto a lasciare l’Università nel 1938 a causa delle leggi razziali;Diritto costituzionale Emilio Crosa,che- allievo di Gaetano Mosca(costituzionalista sino ai primi anni Venti nell’Ateneo torinese) e di Ruffini, era successo a Vincenzo Arangio Ruiz, provenendo da Pavia dove aveva vinto il concorso nel 1927; Filosofia del diritto Giole Solari,maestro di Passerin d’Entreves e di Norberto Bobbio ; la Storia del diritto Federico Patetta,senza dimenticare un personaggio come Luigi Einaudi per il diritto finanziario e la Scienza delle finanze.
In questo piccolo “mondo” (molto unito anche da vincoli personali come dimostra anche la straordinaria vicenda delle sorelle Stocco, che sposarono tre giovani intellettuali come Astuti, Bodda e, appunto, Monaco ) si entrava per merito e cooptazione attraverso una selezione severa che attribuiva grande rilievo agli “standards” prevalenti di scientificità della categoria e al giudizio dei Maestri.

3-La formazione accademica di Riccardo Monaco- Riccardo Monaco ,subito dopo aver conseguito in maniera brillante la laurea in Giurisprudenza, seguì dunque la strada comune allora ai futuri docenti universitari, in un ambiente dove erano rarissimi i posti di assistente ordinario e le stesse borse di perfezionamento risultavano essere centellinate .Nella maggior parte dei casi il cursus honorum iniziale era esterno all’Università : i giuristi si dedicavano alla libera professione o entravano in magistratura ;i letterati e gli storici si facevano le ossa presso le scuole medie superiori . Rarissime erano dunque le carriere tutte costruite all’interno dell’Università (se non addirittura di uno stesso Ateneo) . In un simile ambiente i giovani studiosi si muovevano ancora per incontrare i Maestri ( e Monaco si sposterà proprio a questo fine a Padova per seguire Donato Donati) e in alcuni settori scientifici v’era anche la necessità di investire sui giovani per non perderli.
Monaco vinse immediatamente dopo la laurea il concorso per entrare in Magistratura, ma già nel 1933( aveva 24 anni) ottenne- come già ricordato- la libera docenza in Diritto internazionale da una Commissione composta da Amedeo Giannini (la cui poliedrica personalità è stata commemorata dallo stesso Monaco nel Corso del Convegno romano sulla legislazione elettorale negli Stati dell’Europa centro-orientale da me organizzato nell’ormai lontano 1994) , dal costituzionalista palermitano Gaspare Ambrosini ( poi Presidente della Corte costituzionale che in quel periodo stava per abbandonare la Cattedra palermitana di Diritto costituzionale per trasferirsi a Roma sull’insegnamento di Diritto coloniale) e dal “giovane” Manlio Udina della sede triestina.
Si trattava del primo passo verso la cattedra che Monaco vincerà ,appena trentenne , nel concorso bandito dall’Università di Urbino nel 1939 assieme a Rolando Quadri e a Giorgio Cansacchi (la Commissione era composta da Perassi, Morelli, Rapisardi Mirabelli, Breschi, Udina).
Per evidenziare pienamente la peculiarità dell’esperienza di Monaco e dell’Università in cui si è formato alla luce dell’oggi, vorrei ribadire ancora una volta che tra il 1924 ed il 1942 si tennero solo 6 concorsi per materie internazionalistiche (non considero il concorso di Catania a Scienze economiche e commerciali vinto da Carmelo Caristia né quello di Ottolenghi dello stesso tipo a Torino, poiché fino agli anni Trenta le Facoltà di Scienze economiche non dipendevano dal Ministero della Pubblica istruzione) .I primi due (quelli di Sassari e di Cagliari del 1924 e del 1925 ) andarono deserti, perché i candidati Giuseppe Cavarreta e Andrea Rapisardi Mirabelli avevano trovato altra collocazione. Il concorso di Messina (1932) vide vincitori Giorgio Balladore Pallieri, Gaetano Morelli e Giacinto Bosco; quello di Cagliari (1934) Claudio Baldoni, Roberto Ago e Carlo Cereti. Su quello urbinate del 1939 ho già detto, mentre nell’ultimo di Ferrara (1940) i vincitori furono Lea Meriggi ,Carlo Venturini e Mario Miele.
Dai nomi degli studiosi che vi ho citato or ora si evidenzia un’ altra peculiarità rilevante, che differenzia l’Università di ieri da quella di oggi. Alcuni di questi non furono solo internazionalisti, ma sconfinarono (oppure mantennero contatti organici ) con il diritto costituzionale o con la dottrina dello Stato. Si tratta di un fenomeno particolarmente visibile tra le due guerre e penso agli esempi di Kelsen e di Schmitt, ma anche a Redslob, a Triepel e Romano o a giuristi italiani eterodossi come Manfredi Siotto Pintor o Carmelo Caristia e che non può essere giustificato soltanto con la carenza di posti .Esso rileva come nell’Università italiana di quegli anni ancora non si fosse fatta sentire la tendenza alla iperspecializzazione e la frantumazione delle materie, ma come i docenti agissero in ampie aree disciplinari senza farsi imprigionare da problemi nominalistici.
Ad esempio l’internazionalista Tomaso Perassi, cui tutti sanno si deve l’ordine del giorno che ha caratterizzato la nostra forma di governo alla costituente, non soltanto ha lasciato traccia di sé in ambito costituzionalistico con monografie sul cosiddetto parlamentarismo, sui tipi di Stato e sul referendum , ma fu autore di un fortunato manuale di Istituzioni di diritto pubblico più volte ristampato . Dionisio Anzillotti, più contenuto nella poliedricità, fu però sin dagli anni Novanta del secolo XIX cultore della filosofia del diritto ( spicca la monografia del 1892 sul La filosofia del diritto e la sociologia ) ribadita dai corsi da lui tenuti all’Università di Roma dopo la scomparsa di Filomusi Guelfi e prima dell’arrivo di Giorgio De Vecchio. Per completare questa serie di esempi, lo stesso Scipione Gemma, dalla cattedra bolognese, si occupò anche lui di Filosofia del diritto, ma anche di Storia dei trattati, disciplina nata da una costola del diritto internazionale .
D’altro canto altri aspetti della frequentazione dei giuspublicisti di Monaco devono essere sottolineati. Nel 1935 Monaco conobbe a Padova Donato Donati e alla sua Scuola incontrò altri giovani che caratterizzeranno la dottrina italiana del secondo dopoguerra (da Guicciardi, a Tosato, ad Esposito fino ad arrivare a Lucatello).
Tra i giuspubblicisti con cui egli ebbe contatti determinanti in quegli anni è importante citare anche Vezio Crisafulli, che segretario del Ministro Grandi e lui stesso magistrato ,consigliò il suo nome per il lavoro della codificazione ,introducendolo al mondo dei grandi commis dello Stato che Monaco mai ha abbandonato.
Sotto la guida di Antonio Scialoja , Monaco ebbe l’opportunità di lavorare fianco a fianco con Giovanni Leone,Antonio Lefebvre e Virgilio Andrioli e di conoscere Calamandrei ,Carnelutti e Redenti.
Di più .Dopo il trasferimento dalla sede universitaria di Cagliari (dove gli erano stati tra gli altri colleghi Mario Toscano e Agostino Origone) a quella di Modena ,egli supplì anche l’insegnamento di Diritto costituzionale ,formalmente attribuito a Vincenzo Zangara ( in quel periodo in gravi difficoltà politiche e perciò trasferito d’autorità dalla Facoltà romana di Scienze politiche) ,per poi nel 1942 assumere la cattedra di Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Scienze politiche di Torino.

4-Il dopoguerra-Dopo la guerra Monaco si trasferì a Roma ,divenendo nel 1949 consigliere di Stato (dove visse anche una breve esperienza nella Sezione speciale per le questioni dell’epurazione) ed iniziando la sua collaborazione permanente con il Ministero degli esteri. Preferisco invece mettere in evidenza come Monaco sin dai primi anni Cinquanta contribuì alla rinascita della nostra Facoltà di Scienze politiche come incaricato di Diritto amministrativo (i suoi assistenti di questo periodo furono Guglielmo Negri e Giampiero Orsello) ed incontrando nuovamente i giovani giuristi con cui negli anni Trenta aveva stabilito legami. La nostra Facoltà alla metà degli anni Cinquanta, quando Monaco vi entrò con Ago dopo che Morelli era stato chiamato a Giurisprudenza, poteva contare infatti tra i giuspubblicisti personaggi di livello indiscusso come Tosato, Esposito e Mortati. A questi si aggiunse nel decennio successivo Carlo Lavagna . Si trattava della maggiore Facoltà di Scienze politiche d’Italia,eppure il clima ed il numero degli studenti era ancora comparabile con quello del passato. Dopo l’attività giurisdizionale a livello europeo,egli riprese la sua attiivtà accademica in un’Università profondamente cambiata ed assunse la presidenza della Facoltà in un periodo sanguinoso per l’Università italiana ed in particolare per la Facoltà di Scienze politiche. Non è mio compito analizzare come lo fece, ma la consultazione dei verbali del Consiglio di Facoltà e il ricorso personale della sua azione dicono che è è sempre riuscito a mantenere vivo il motto piemontese “con pazienza e distinzione”.

5-L’approccio di teoria generale alla base della sua opera di giuspubblicista- Alle radici della sua grande versatilità come giuspubblicista si pone il fatto che già giovanissimo Monaco aveva nel suo carniere una prospettiva di teoria generale che gli permetteva di spaziare nei più differenti territori.Già nel 1932 egli aveva, infatti, pubblicato una solida monografia sul L’ordinamento internazionale in rapporto all’ordinamento statuale, rielaborazione della sua tesi di laurea, evidenziando i permanenti stretti contatti con i costituzionalisti ed i costituzional-comparatisti. In questo fu, appunto, facilitato dal tema dei suoi primi studi, che si può dire connetta l’argomento del Diritto internazionale generale a quello del Diritto pubblico generale, con una conoscenza profonda del dibattito giuspubblicistico di allora. La monografia del 1932 affrontava, infatti, i temi capitali del Diritto internazionale, ma anche del Diritto pubblico interno, esaminando la vexata questio dei rapporti tra diritto internazionale e diritto statuale. Nel testo in oggetto , esaminate le impostazioni monistiche e quelle dualistiche, Monaco prima di tutto evidenzia, in modo estremamente significativo, che “ogni costruzione giuridica deve adeguarsi alla realtà storica effettuale rispetto alla quale viene elaborata…[per cui] la dottrina unitaria, come indirizzo assolutamente formale,”doveva essere respinta [p.49], cosicché finiva per orientarsi nell’ambito di una prospettiva di tipo dualistico-pluralistica in cui,oltre alle suggestioni romaniane, sono fortemente presenti gli influssi,sempre maggiori nel tempo, dell’opera di Alfred Verdroß-Droßberg, di cui ancora nel 1986 sottolineava-in connessione con Carl Schmitt- le profonde origini giusfilosofiche. Per fare questo egli esaminava( e continuerà a farlo in seguito) in maniera sistematica la dottrina costituzionalistica ed internazionalistica, nell’ambito di una impostazione aperta, ma che è ferma nel rivendicare la posizione di “giurista tecnico del diritto internazionale, con tutte le limitazioni che l’impostazione tecnico-positiva dell’approccio alle grandi teorie del diritto,anche internazionale, può comportare”(v. Carl Schmitt e il diritto internazionale,in “QC”,1986,n.3,p.521).

6-Gli Appunti di diritto pubblico comparato- Un simile taglio può essere rilevato anche nella sua analisi da comparatista. Come egli ricorda nel volume (ma anche nel suo contributo pubblicato sugli Studi in memoria di Lavagna) nel 1935 egli assunse l’insegnamento di Diritto pubblico comparato nella neonata Facoltà di Scienze politiche di Torino ,pubblicando una dispensa su cui mi soffermerò in proseguo .
Il Diritto pubblico comparato o la materia più limitata denominata Costituzioni straniere o Ordinamento degli Stati contemporanei era un insegnamento non praticato dalla dottrina positivistica, che stava ampliando i suoi confini sulla base della istituzione delle Facoltà di Scienze politiche. In realtà la materia era stata attivata la prima volta nel 1861 a Napoli come Diritto pubblico interno comparato, per la necessità di comprendere - nel processo di unificazione sostanziale del nuovo Stato- la pluralità di ordinamenti pubblicistici vigenti. Dopo una rapsodica presenza di Luigi Capuano , dal 1889 nella stessa Napoli l’aveva insegnato Giovanni Bovio, mentre nel periodo prebellico tennero la materia giuristi antiformalisti come Arcoleo, Minguzzi, docente pavese che aveva insegnato a Roma alla scuola di perfezionamento politico - amministrativo , Marchi e Ambrosini in varie Università italiane . Solo nel 1924 Luigi Rossi venne chiamato a ricoprirla presso la Scuola romana di perfezionamento di Scienze politiche ,divenuta l’anno successivo Facoltà . Nel 1936 erano titolari della materia in oggetto, oltre all’unico titolare romano (Luigi Rossi), dodici docenti, tra cui Donato Donati a Padova,Gaspare Ambrosini a Palermo,Giuseppe Maranini a Perugia, ,Roberto Ravà a Firenze e Angelo Ermanno Cammarata a Messina. La peculiarità del contributo di Monaco al diritto pubblico comparato è che produce un volume di Appunti , pubblicato dalla Giappichelli editore (1936), che dimostra una profonda preparazione e non comune dedizione al tema, che può essere comparato con le lezioni di Diritto costituzionale comparato di Antonio Amorth, il quale però fa esplicito riferimento a Rossi . In quel periodo la produzione di Monaco era molto intensa ed egli era impegnato su più fronti, ma la sua dispensa non sfigura in alcun modo nel quadro della produzione pubblico-comparatista. In questa prospettiva si può dire che sia il manuale più completo prodotto nel periodo. In effetti gli appunti di Donati, curati da Egidio Tosato erano dedicati alla Costituzione weimariana sulla base di un metodo espositivo strettamente positivo , mentre le dispense di Rossi erano sicuramente più articolate, ma meno attente alla parte metodologica. In questo specifico contributo Monaco dimostra di saper utilizzare in maniera opportuna , sicura ed elegante tutti i parametri della materia, che gli venne sottratta da un esperto del settore come costituzionalista piemontese Emilio Crosa, che si era occupato ratione materiae dei problemi relativi alle forme di Stato ed alle forme di governo .
Nell’Introduzione(pp.3-38) Monaco affronta i problemi relativi all’inquadramento della materia nell’ambito del diritto pubblico e del diritto privato e alla funzione della stessa,allargandola allo stesso diritto amministrativo, anche se poi i confini del corso vengono delimitati al classico diritto costituzionale. Di fronte al dibattito metodologico relativo al diritto costituzionale monaco richiama alcune sue precedenti affermazioni sulla storicità delle istituzioni politiche e si pone il problema dell’esame del funzionamento dei singoli regimi politico-giuridici. In questa prospettiva egli si rende conto ce la nozione di funzionamento introduce nella scienza del diritto l’elemento metagiuridico del fatto,cioè l’esigenza politica(p.34). Accogliendo la posizione che sia Rossi che Maranini(in maniera ovviamente differente) sostenevano nel periodo Monaco evidenzia che “senza la conoscenza dei fatti , come storicamente si sono svolti , non si può studiare il regime costituzionale di un dato Stato “(pp.34-35) e riconosce che “ nel diritto pubblico la storia politica è non soltanto scienza ausiliaria, ma essa fa parte della materia del diritto pubblico”(idem).In questa prospettiva Monaco, evidentemente formato ad una metodologia positiva, dichiara la necessità di fare riferimento alla giurisprudenza politica(storia politica), che tuttavia non assorbe ma si integra con il metodo comparativo, formando un approccio storico-comparativo , che è la sola garanzia di una vera comprensione dei fenomeni costituzionali(p.38).
Non mi soffermo sulla sua classificazione delle forme politiche che deriva in molto stretto dall’opera di un altro poliedrico giuspubblicista come Louis Delbez , per sottolineare come il suo corso si concentrasse, sulla base delle suggestioni di Mirkine guetzevitch e di Burdeau in Francia e di Amedeo Giannini e Gaspare Ambrosini in Italia sulla comparazione delle costituzioni del primo dopoguerra per affinità e contrapposizione. A differenza di altri autori particolarmente impegnati nel rinnovamento dello Stato Monaco utilizza un metodo didattico che non affronta l’ambito delle democrazie liberali classiche direttamente , mentre evidenzia il processo di rafforzamento dell’esecutivo negli ordinamenti europei dell’Europa centro-orientale, con una particolare attenzione per i casi austriaco,tedesco,polacco,jugoslavo ,portoghese fino ad arrivare a quello sovietico. Il metodo è chiaramente assiologico,perché nella parte finale del volume(p.141 ss) si affrontano alcune caratteristiche dell’ordinamento costituzionale degli stati moderni,in cui vengono analizzati l’ordinamento del governo italiano e l’ordinamento economico - sociale austriaco,portoghese e tedesco, evidenziando una maggiore simpatia per l’Estato novo portoghese.
Per quanto riguarda la sua posizione nei confronti dell’ideologia del regime si può dire che Riccardo Monaco abbia mantenuto una posizione riservata e tecnica, in un ambiente come quello torinese dove il più radicale tra i docenti era sicuramente il monarchico Emilio Crosa.

7-I contributi di Diritto pubblico e di diritto costituzionale- Vinta la cattedra , Riccardo Monaco divenne straordinario di Diritto internazionale a Modena(dove- come detto- supplì anche l’insegnamento di Diritto costituzionale di Vincenzo Zangara allora trasferito d’autorità da Roma alla sede emiliana) e ricoperse l’incarico di Diritto internazionale a Scienze economiche e commerciali di Torino. In questi anni iniziò la collaborazione con Giorgio Cansacchi, che- vincitore nello stesso concorso di Monaco- era stato straordinario a Catania e a Macerato, per poi passare a Istituzioni di diritto pubblico nella Facoltà di Scienze economiche di Torino. Nel tempo essi pubblicheranno manuali di Diritto costituzionale e di Diritto pubblico caratterizzati da grande chiarezza didattica. In particolare vorrei segnalare La nuova Costituzione italiana , dove Monaco(Consigliere di Stato in copertina)e Cansacchi(ordinario nell’Università di Torino) dichiarano di aver voluto conservare 2il metodo di esposizione seguito nelle antecedenti,piano e generale….,evitando di appesantire l’esposizione col discutere gli innumerevoli problemi di interpretazione occasionati dal testo costituzionale”.(p.3). La ragione dell’assunzione di un simile metodo a tre anni dalla promulgazione del testo costituzionale non era soltanto il pubblico discente, ma soprattutto “la dubbiosità e la contraddittorietà di molte norme e principi posti dalla costituzione [che] saranno chiariti e superati non tanto dalle discussioni teoriche dei giuristi quanto dalla prassi che gli uomini di governo instaureranno nel farne applicazione nei casi concreti”(p.4). E’ importante mettere a confronto questa posizione con quella della prevalente dottrina che, nel periodo di quella che Massimo S. Giannini chiamò la Costituzione fluida . Nell’ambito degli Studi in memoria di Luigi Rossi , cui lo stesso Monaco aveva partecipato con un saggio su Limiti della sovranita' dello Stato e organizzazione internazionale(pp.359 ss) la parte più brillante della dottrina costituzionalistica italiana si era confrontata sul tema della revisione costituzionale e dei suoi limiti,in un momento in cui la contrapposizione tra le parti che avevano generato il testo costituzionale era estremamente violento. Il riferimento alla prassi degli uomini di governo evidenzia come gli autori si rendessero conto della scissione tra il significato della Costituzione in senso formale ed in senso materiale,cosicché nella situazione di inadempienza del periodo non poteva ancora rilevarsi una prassi concreta della Costituzione.
Il manuale Lo Stato e il suo ordinamento giuridico(Istituzioni di diritto pubblico viene significativamente pubblicato dal 1953,momento di una sufficiente stabilizzazione dell’ordinamento ed evidenzia come Costituzione materiale indichi “la struttura,l’organizzazione effettiva dell’ente”, cosicché “Costituzione in senso materiale e diritto costituzionale sono […] considerati equivalenti dalla prevalente dottrina” (p.21 dell’ed. del 19618). Si tratta di una posizione attenta alle posizioni mortatiane, particolarmente presente negli anni Cinquanta e Sessanta, che verrà parzialmente modificata sulla base dell’azione della corte costituzionale, ma che non disconosce l’elemento della politicità del diritto costituzionale

8-Conclusioni- Debbo terminare questa analisi del contributo di Riccardo Monaco al Diritto pubblico interno e comparato confermando la sua sensibilità per il Diritto pubblico generale e la consapevolezza della connessione tra diritto internazionale e ordinamento statuale. Riccardo Monaco è stato un grande giurista perché traguardava le discipline e considerava l’unità del fenomeno giuridico come espressione dell’attività degli uomini, che si riuniscono in società per risolvere problemi attraverso la regolazione giuridica. Questa sua attitudine era correlata ad una grande lucidità intellettuale, un profondo equilibrio, una sottile ironia che gli permetteva di traguardare i problemi e risolverli. In tutte le posizioni in cui ha agito (la magistratura ordinaria, l’Università, il consiglio di Stato, la Corte di giustizia della Comunità europea tra il 1964 e il 1976 , il Consiglio superiore della pubblica istruzione, la presidenza di Facoltà) è parso sempre deciso nella sostanza, ma leggero nel tratto. Chi ha vissuto le vicende di questa Facoltà con ruoli ed impegni differenti può testimoniare la capacità di Riccardo Monaco di gestire e risolvere i problemi in maniera serena e leggera,anche quando le soluzioni non potevano che essere provvisorie o dei rinvii.
Ciascuno di noi ha ricordi personali,che legano Riccardo Monaco ad esempio al genero e caro amico Cesare Marongiu Buonaiuti e che non è il momento di estrinsecare.
In conclusione vorrei però narrarne uno. Immediatamente dopo il Convegno Amedeo Giannini da me organizzato nel 1994 (era venuto anche al Convegno Mortati a Catanzaro) , entrò nella stanza della Direzione del Dipartimento con un pacco di suoi estratti, dicendomi che mi sarebbero potuti servire. Sapendo che era un uomo prudente, pensai che fosse per il coccodrillo e, considerando che è sempre più opportuno festeggiare chi è in vita piuttosto che commemorarlo, organizzai la presentazione del suo volume di memorie in Facoltà e a pubblicare il mio intervento su la “Rivista trimestrale di diritto pubblico” .
Da quel volume appariva evidente l’affetto per la Facoltà e per i collaboratori più stretti, dagli allievi fino al personale della Facoltà,ma anche la consapevolezza che non si trattava più del mondo in cui era entrato ed aveva per tanti anni agito. Di fronte ad una simile prospettiva alcuni hanno reagito estraniandosi o addirittura allontanandosi dalla Facoltà. Riccardo Monaco invece continuò ad essere presente con quella curiosità tipica degli studiosi di razza, con l’esperienza dei veri diplomatici , insomma con quella “pazienza e distinzione” tipica della gente piemontese . E’ per questo che il suo esempio scientifico ed umano deve costituire uno stimolo a rilanciare e ad investire in questa comunità di studio e di ricerca di cui egli è stato professore emerito.