Giovedì, 21 Settembre 2017  

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Silvio Furlani : un bibliotecario per la Camera
SILVIO FURLANI:UN BIBLIOTECARIO PER LA CAMERA

SILVIO FURLANI :UN BIBLIOTECARIO PER LA CAMERA (testo dell'introduzione al volume degli scritti storici di silvio Furlani ,in pubblicazione presso la Camera dei deputati)

di
Fulco Lanchester
1

SILVIO FURLANI :UN BIBLIOTECARIO PER LA

CAMERA

di

Fulco Lanchester 1

Sommario :1-Premessa. 2- I tre canali della policromicità. 3

Tra studi storici e diritto elettorale .4- Furlani e le

trasformazioni della Biblioteca. 5-Conclusioni.

1-Parlare di un amico è sempre difficile .Ancora di più

davanti alla imponente e differenziata raccolta di scritti

storici che la Camera dei deputati ha deciso di

pubblicare in ricordo della sua poliedrica attività

scientifica .

Sui contributi di Furlani al diritto elettorale(esclusi da

questo volume) mi sono già soffermato “ratione

materiae” nel 1996 2 ; per inquadrare -anche se solo

sinteticamente- questa nuova raccolta dedicata al settore

storico cercherò-invece- di individuare quelle che -a mio

avviso- sono le caratteristiche principali dell’opera di Silvio

Furlani e le ragioni che l’hanno portato a suonare su

differenti tastiere della ricerca con una sostanziale

unitarietà di intenti .

1 Ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato nella Facoltà

di Scienze politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma.

2 v. F.Lanchester, recensione a S.Furlani,Le tecniche della

rappresentanza .Cinquant’anni di ricerche sul diritto elettorale in

italia e all’Estero ,Reggio Calabria ,Falzea ,1996 2 voll. (1-XXIII,509

p.;2-VII,511-1100 p.) in Rassegna parlamentare ,1996,fasc. 4 ,pp.977-

985.

2

In sintesi sosterrò che Furlani fu uno studioso di razza in

vari settori del sapere ,ma soprattutto fu ciò che voleva

essere e ciò che è stato :un grande bibliotecario della

Camera dei deputati ,conscio non soltanto del ruolo

centrale che questa istituzione ha per il funzionamento

delle istituzioni ,ma anche della sua missione culturale.

2-L’opera di Silvio Furlani è stata caratterizzata dalla

sua grande policromicità ,che gli derivava da tre canali

principali . Il primo di tipo naturale traeva lo spunto da

una sua propensione accentuata alla curiosità ,che -

come diceva Popper- sta alla base del lavoro scientifico

attraverso la posizione di problemi . Il secondo era frutto

della sua origine familiare italo-austriaca e del rapporto

con lo zio Giuseppe Furlani .Il terzo ,infine, gli veniva

dalla sua collocazione professionale come bibliotecario al

centro della funzione di reference per un’assemblea

parlamentare.

La propensione naturale alla curiosità ,che spinto Silvio

Furlani a percorrere numerosi settori della ricerca

,accentuandone l’interdisciplinarietà sempre controllata

dalla severa consapevolezza del metodo , è stata

sicuramente favorita dalla sua peculiare vicenda

personale . Nato il 5 settembre del 1921 a San Lorenzo di

Mossa (Gorizia) da madre austriaca e padre italiano , visse

i primi anni della sua vita in Austria,frequentando scuole

tedesche . Furlani parlava un perfetto tedesco ,corredato

da un accetto regionale , e giocava –a volte- ad

identificarsi anche nell’aspetto con un austriaco delle

valli ,con il suo impermeabile sdrucito e soprattutto il

3

cappellino da caccia sulla testa ,in equilibrio tra le borse

e le sporte piene di libri e giornali,che ogni giorno

trasportava da casa alla Camera e viceversa.

Dietro questo suo comportamento in pubblico di tipo

mitteleuropeo ,compresi l’uso del bocchino per fumare e

gli anelli d’oro alle dita , tra Stube regionale e caffè

viennese ,c’era un esperienza difficile e dolorosa di orfano

ed un rapporto intenso con la figura dello zio che lo aveva

accolto in Italia negli anni Trenta . Giuseppe Furlani ,uno

dei massimi semitisti della nostra accademia fu il

riferimento costante di Silvio Furlani ed ebbe sicuramente

un’influenza rilevante su di lui . Ogni anno sui giornali

nazionali usciva il ricordo di Furlani per lo zio ,ricordo

che negli ultimi anni si univa a quello della Moglie , la

cui scomparsa lo aveva lasciato formalmente solo .

Chi abbia scorso la bibliografia di Giuseppe Furlani

,uno degli esponenti delle grandi scuole che la Facoltà

di Lettere dell’Università di Roma “La Sapienza ha prodotto

”3 , si può accorgere di come egli abbia spaziato in

lungo ed in largo all’interno del settore semitistico

orientale . In particolare Giuseppe Furlani può essere

considerato come il massimo studioso italiano della

civiltà e della lingua accadica nelle sue varianti assira e

babilonese ,che nella seconda metà del II millennio avanti

Cristo divenne lingua internazionale di tutto l’Antico

Oriente4. L’esempio e la produzione di Giuseppe Furlani

,ordinario di Assirologia ed archeologia orientale e

3 v. R. Gnoli,La scuola di Studi orientali , in Le grandi scuole della

facoltà,Roma,Albigraf,1994,pp. 382 ss.

4 v. in particolare , per la bibliografia curata dallo stesso Silvio

Furlani , Gli Scritti in onore di Giuseppe Furlani, Roma ,Bardi ,

1957,2 voll.,XLIII(bibliografia) –768 p.

4

successore di Giulio Cesare Teloni nella cattedra romana ,

furono - a mio avviso- decisivi per incrementare la

propensione enciclopedica del nipote. Gli orientalisti in

generale ed in semitisti in particolare non possono

limitare la loro attività sulla base di discipline di settore

,ma approfondiscono - sulla base della conoscenza dello

strumento linguistico - tutti i campi del sapere rilevanti

per il loro contesto di studio.

Giuseppe Furlani ,che era fiero di essere stato

originariamente un giurista5, produsse scritti sulla storia

,sulla letteratura ,sulle scienze ,sulla filosofia ,sulla

mitologia,sul diritto , sulla religione della Mesopotamia e

dell’Asia minore e visitò anche il settore dell’influenza

della filosofia greca in Oriente .

Il recepimento di questa lezione appare evidente in Silvio

Furlani , prima direttamente per gli argomenti trattati

,poi per l’approccio molto aperto a tutti i settori

disciplinari .Dopo essersi laureato a Pisa nei primi anni

Quaranta (tra i suoi colleghi c’erano Alessandro Natta,Aldo

Corasaniti,Giorgio Piovano) ,Silvio Furlani - nei suoi primi

scritti pubblicati all’inizio di questa raccolta - si occupò

di storia antica del vicino e del medio oriente sotto la

prospettiva della storia dei trattati e delle relazioni

internazionali 6. Si tratta evidentemente di studi che

5 v. G. Furlani,Diritto e filologia(risposta di un giurista alle critiche

di un filologo,Bologna ,1925(si tratta di una recensione ), ma è

significativa la sua partecipazione alla edizione delle Fontes iuris

romani anteiustiniani in usum scholarum, curate da Salvatore

Riccobono, Giovanni Baviera, Contardo Ferrini ,Giuseppe Furlani e

Vincenzo Arangio Ruiz ,Firenze,Barbera ,in più volumi.

6 v. S. Furlani ,Osservazioni sui trattati internazionali hittiti , in

Studia et documenta historiae et juris, Annus XI ,pp. 203-224; idem,

L’equilibrio politico nel Prossimo oriente nel secondo millennio av.

5

Furlani aveva preparato per la tesi o subito dopo la stessa

,ma certo prima della vicenda bellica che lo portò -

con la partenza delle truppe tedesche da Pisa - a finire la

guerra sul Lago Balaton come portamunizioni di un

Maschinengewehr ,lasciandogli come legato un forte

interesse per la storia militare del secondo conflitto

mondiale ed un rispetto accentuato per quello che lui

chiamava il “fante russo”.

Già nel 1946 risulta ,però, evidente la “conversione”

postbellica di Furlani alla storia moderna e

contemporanea e l’influsso decisivo che su di lui

ebbe un personaggio come Walter Maturi ,da lui

conosciuto come docente proprio durante gli anni

universitari pisani . Se si vuole ,in quegli anni il giovane

Furlani opera semplicemente un “accostamento”

cronologico dei propri interessi e li coordina con

quelli di Maturi7 nell’ambito della storia del

Risorgimento e della storia contemporanea ( quest’ultima

materia “apparirà” tra quelle insegnate in accademica solo

negli anni Cinquanta con Giovanni Spadolini su pressione

congiunta di Giuseppe Maranini e Giacomo Perticone )

nell’alveo di quelle ricerche sulla politica estera italiana

,che caratterizzano gli allievi di Volpe da Chabod a

Morandi ,da Maturi e a Torre.8

Cr. , in Aegyptus ,anno XXV ,pp.28-51; ibidem, Una corrispondenza

dplomatica del II millennio av. Cr. ,in Nuova rivista

storica,vol.XXX,pp.1-26.

7 v. N.Nada ,Bibliografia di Walter Maturi ,in Miscellanea Walter

Maturi ,Torino ,Giappichelli,,1966,pp. 477 ss. e,per una valutazione,. M.

L. Salvadori,W.M.,in Nuova rivista storica,1967,n.III-IV,pp.405 ss.

.

8 v. F. Chabod ,Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896

,Bari,Laterza ,1951,pp.7 ss. Si trattava di una ricerca sulla Storia della

6

Dirò di più , Walter Maturi –che proprio nel periodo

pisano aveva prodotto un bozzone dell’opera

commissionata dall’Ispi sulla politica estera italiana da

Tittoni a Sonnino9- prima di divenire docente universitario

fu anche Direttore della Biblioteca di Storia moderna e

contemporanea di Roma ,annessa dal 1937 all’Istituto

storico italiano per l’età moderna e contemporanea .In

questa prospettiva non c’ è alcun dubbio che –

immediatamente dopo il conflitto- Maturi cooperò ad

indirizzare la scelta di Furlani a concorrere per il posto di

funzionario per la biblioteca che era stato bandito dalla

Camera dei deputati.

Proprio nell’anno della Costituente,preparata da un lavoro

intenso di studio e di pubblicazioni cui cooperò la parte

più brillante della scienza costituzionalistica e storica

italiana , entrarono alla Camera - accanto a Furlani - nel

ruolo dei funzionari del servizio generale

Cosentino,Maccanico e D’Antonio ,a riprova del livello

altissimo della selezione di quel periodo . Su Furlani -

com’è noto - vi furono alcune polemiche successive

,relative alla sua esperienza durante il periodo bellico.Furono

-tra gli altri - proprio Walter Maturi e Giacomo

Perticone,ordinario di Filosofia del diritto nell’Ateneo

pisano e funzionario della Biblioteca della Camera ai tempi

politica estera italiana dal 1861 al 1914 ,promossa nel 1936 dall’ISPI

( Istituto per gli studi di politica internazionale) ,che -fondato da

Alberto Pirelli con Pier Franco Gaslini segretario generale - fu una

fucina per la formazione intellettuale durante gli anni Trenta e

Quaranta.

9 v. W.Maturi , La politica estera italiana da Tittoni a Sonnino,Regia

università di Pisa ,Facoltà di Lettere anno accademico ,1941-42, Pisa,

G.U.F. Sezione Editoriale,1942.

7

della segreteria generale di Rossi Merighi 10 ,che riuscirono

a trarlo d’impaccio,dimostrando come la sua attività di

Dolmetscher (interprete) in ambito pisano fosse stata

richiesta proprio dal CLN locale .

3-Con l’ingresso nei ruoli della Biblioteca della Camera

la vicenda intellettuale di Silvio Furlani avrebbe potuto

dipanarsi pianamente sul doppio registro della storia

moderna e contemporanea ,secondo le caselle

individuate dalla raccolta e dalla bibliografia , che Furlani

curava con precisione esemplare .Penso in particolare

ai numerosissimi contributi i sulla Nuova rivista storica, agli

approfondimenti peculiari operati nell’area tedesca

(con una particolare attenzione all’Austria nel rapporto

intenso e fruttoso con Adam Wandruszka ) e

scandinava(Svezia e Finlandia) , ai contributi rilevanti nel

settore della storia postale e della biblioteconomia (con

puntate rilevanti nei territori della storia delle biblioteche

parlamentari e del giornalismo parlamentare ) .

Alle soglie degli anni Cinquanta egli fu –però- indotto da

un giovane funzionario del Senato ,Leopoldo Elia , a

dedicarsi per il Novissimo digesto italiano al settore del

diritto elettorale . Ho già spiegato nello scritto pubblicato

su Rassegna parlamentare come erano (sotto)valutati gli

studi di diritto elettorale dalla dottrina giuspubblicistica

italiana del tempo e come Silvio Furlani ,con le sue

conoscenze linguistiche potesse approfondire simili temi

10 Su Perticone v. F.Lanchester, Perticone e la storia

costituzionale(Relazione al convegno internazionale di studi

"Giacomo Perticone. Stato parlamentare e regime di massa nella

cultura europea del Novecento", Roma-Cassino, 18-20 maggio 1995)

Il politico, 1996, fasc. 1 (marzo), pag. 77 ss..

8

senza problemi .La versatilità di Furlani e l’esempio dello

zio lo convinsero a riservare tempo e fatica a questo

specifico settore ,considerato strategico dalla classe

politica del periodo . Dai primi scritti pubblicati sulla

Rivista trimestrale di diritto pubblico e su Il Politico

Furlani finì per dedicare circa 1000 pagine al settore

elettorale ,dove è stato ed è considerato un esperto di

valore non comune .

Negli anni Cinquanta l'ordinamento italiano in quel periodo

era, infatti, caratterizzato dalla necessità per la maggioranza

centrista di resistere all'attacco delle opposizioni antisistema

di tipo bilaterale . Già nel 1949 il Ministro dell'Interno Scelba

aveva ipotizzato la necessità di variazioni del regime elettorale

allora vigente. Come ha confermato anche la più recente

produzione storiografica in materia 11,nel 1951/2 le difficoltà

infracoalizionali del centrismo e l'avanzare delle destre in

meridione resero particolarmente caldo il tema del sistema

elettorale all'interno di un dibattito internazionale che

sottolineava l'importanza della manovra in questo settore ed

in particolare dell'apparentamento e dei premi allo stesso.

I primi contributi di Furlani in materia elettorale risultano

quindi pragmaticamente orientati in un clima che - come ci

ricorda lui stesso nel saggio pubblicato né « Il parlamento

italiano »12, preparava lo scontro epocale sulla cosiddetta «

legge truffa». Ed i primi due saggi su « Il politico »

sull'apparentamento nella legge elettorale finlandese e quello

11 v. M.S.Piretti, La legge truffa : il fallimento dell'ingegneria

politica,Bologna,Il Mulino,2003 e G. Quagliariello, La legge elettorale

del 1953,Bologna,Il Mulino,2003.

12 v. S.Furlani,La legge maggioritaria per le elezioni politiche del 7

giugno 1953, in Il Parlamento italiano 1861-1988,Milano,Nuova

CEI,1991,vol.XVI,pp.187 ss.

9

più generale dello stesso anno sulla « Rivista trimestrale di

diritto pubblico » sulle liste collegate si coordinano –senza

alcun dubbio-con le accese discussioni di allora sulla modifica

della legge elettorale del 1948. Furlani conosceva (cosa tuttora

rara) lo svedese e quindi poteva raggiungere la Finlandia,

sapeva il francese e parlava il tedesco come lingua materna.

Poteva essere dunque utilizzato come ponte per verificare

tradizioni e novità anche in un campo come quello elettorale

particolarmente trascurato dalla dottrina giuspubblicistica

italiana.

La produzione di Furlani fu ,dunque, particolarmente

significativa in questo specifico settore , perché essa risulta

intensa sul lato comparatistico,coordinata con la serietà dei

“tecnici” che allora operavano nelle istituzioni (penso

ovviamente a Giovanni Schepis) e giustifica l’apprezzamento

che egli ne ricavò nel periodo successivo .

4- Risulta per me impossibile in questa sede seguire Silvio

Furlani nel suo peregrinare scientifico ,se non osservando

che egli apriva sempre nuovi fronti di ricerca e ritornava

sui vecchi sulla base di una famelica curiosità,che gli

chiedeva di rispondere anche a questioni apparentemente

minute ,ma sempre scientificamente rilevanti .Con ogni

probabilità la morte di Walter Maturi gli tolse la

possibilità di transitare nei ruoli universitari nel settore

storico ,anche se la sua vera vocazione era la ricerca e

meno la didattica .Tuttavia -e questo per me è un

complimento- Furlani è stato sì uno studioso versatile e

di razza in molti settori ,ma a mio avviso è stato

soprattutto un grande funzionario e direttore di Biblioteca

10

parlamentare ,nell’alveo della tradizione che lui aveva

studiato e in cui si identificava .Sotto un certo profilo si

può sostenere che per Furlani pubblico e privato

venivano ad identificarsi nella Biblioteca della Camera , di

cui egli conosceva ed amava ogni piega ,ogni fessura e

che si può dire sia stato il suo vero grande amore .

E’ però evidente che ,se non si vuole farlo divenire

un’icona scissa dalla realtà ,bisogna dire che in molte

cose egli era tenacemente legato alla tradizione

ottocentesca e alla visione che della funzione della

struttura parlamentare ne derivava.

In primo luogo , Furlani non amava l’informatizzazione . I

suoi cataloghi erano quelli cartacei e soprattutto quelli

ottocenteschi. Se entravi nelle sue grazie(era ,in sostanza,

un finto burbero), ti faceva scoprire i gioielli della

Biblioteca Camera :i cataloghi degli articoli delle riviste

per argomento o la sezione relativa alla biografie ed ai

necrologi,settori oggi non più attivi .

In secondo luogo , negli acquisti di volumi e periodici era

molto continentale .Privilegiava in particolare i settori

linguistici tedesco e francese e vedeva con sofferenza la

riduzione degli ingressi soprattutto nel primo a causa

delle difficoltà linguistiche degli utenti. La Camera dei

deputati , ereditando la sua Biblioteca personale , ha

,però,probabilmente recuperato ciò che Furlani riteneva

che potesse aver perduto negli ultimi vent’anni .

In terzo luogo , Furlani sofferse (più o meno

silenziosamente) il trasferimento da “Palazzo” in via del

Seminario .Egli considerava l’”emigrazione” una vera e

propria perdita di centro per la Biblioteca rispetto ad una

11

classe politica non sempre attenta all’approfondimento

della documentazione,ma che lui stimolava perennemente

attraverso l’invio dei suoi estratti .

Ne consegue che Silvio Furlani non vide in maniera

molto positiva neppure l’apertura verso il pubblico esterno

operata- nella seconda metà degli anni Ottanta- dalla

Biblioteca della Camera. Dai selezionati happy fews del

periodo degli accessi limitati ,l’invasione indifferenziata

degli utenti gli pareva un vero e proprio sacrilegio .

5-Il modello di Biblioteca parlamentare di Silvio Furlani

era dunque quello specializzato britannico o tedesco ,con

un’attenzione particolare alle esigenze di reference per i

parlamentari nell’ambito della loro attività istituzionale.

Egli valutava –insomma- con riserve il modello aperto

che si era sviluppato dalla seconda metà degli anni Settanta

,perché considerava gli effetti sulla produttività e

l’efficienza della struttura di un afflusso molto pronunciato

di utenti esterni.

Simili considerazioni si collegano alla discussione sulle

funzioni dei parlamenti contemporanei e sulla necessità

che l’opera di informazione parlamentare ,da un lato, si

specializzi al fine di fornire alle assemblee di riferimento

un servizio sempre migliore ed efficiente ,dall’altro si

integri nell’ambito della rete bibliotecaria nazionale ed

internazionale 13 .

13 Per una visione sulla situazione internazionale v. World Directory of

National Parliamentary Libraries,E.Kohl (ed.)Bonn ,Dt. Bundestag,

Wissenschaftl. Dienste, 1996,6ªed..

12

Non so se a Silvio Furlani l’idea piacerebbe ,ma a me

sembra che il modello di Biblioteca parlamentare del

futuro sia in sostanza quello rappresentato dalla Library

of Congress statunitense ,dove la mission dell’istituzione

è vocata al duplice fine di “rendere disponibili ed

utilizzabili le proprie risorse “ sia per il Congresso sia

per la collettività,secondo una scansione precisa di

priorità14. E’ evidente che nessuno può pretendere di

seguire fino alle ultime conseguenze un simile esempio

,con la pluralità di competenze che caratterizzano la

Library 15 che può contrastare con la nostra tradizione

nazionale di riferimento ,ma gli sviluppi delle innovazioni

intraprese dagli anni Settanta in poi incoraggiano verso un

integrazione degli sforzi e verso il superamento di paratie e

duplicazioni .

Con ogni probabilità a simili proposte Silvio Furlani

avrebbe arricciato il naso ,ma poi avrebbe ricordato ,da

un lato, i passi della formazione della Biblioteca della

Camera dei deputati e la sua importanza sociale (v. scritto

9.2),dall’altro l’episodio della mancata nomina di Desiderio

Chilovi a Bibliotecario della stessa (v.scritto 9.10)

,evidenziando -infine- l’importanza della cooperazione tra

le biblioteche parlamentari per la redazione di un

dizionario biografico parlamentare (v. scritto 9.12). Si

sarebbe schiarito la voce,avrebbe socchiuso gli

14 v. su questo The Mission and Strategic Priorities of the Library of

Congress , FY 1997-2004(http://www.loc.gov./ndl/mission.html

15 Ricordo che la Library of Congress serve allo stesso tempo da

biblioteca per le due Camere(alle quali però è dedicato in maniera

esclusiva il Congressional Research Service );da copyright agency per

gli Usa ;da biblioteca nazionale utilizzata dall’esecutivo e dal

giudiziario ,così come dal sistema universitario e dai singoli

cittadini .

13

occhi(accendendo forse una sigaretta) e qualche tempo

dopo i fortunati inseriti nel suo indirizzario avrebbero

ricevuto un contributo chiarificatore in argomento .