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Il muro nella storia
A venti anni dal 1989

Il muro e la storia
di
Fulco Lanchester

1-Premessa-Sono in corso le celebrazioni per il ventennale della caduta del muro di Berlino. Il programma è ricco e pieno di evocazioni significative, soprattutto nella capitale tedesca, dove viene definito come "Fest der Freiheit"(http://www.mauerfall09.de/portal/9-november/fest-der-freiheit-zum-20-jahrestag-des-mauerfalls.html). Al di là di assonanze italiane con la kermesse milanese del "Popolo delle libertà",la "Festa della libertà" celebra lo sgretolamento del "socialismo reale" in Germania ed in Europa attraverso l´incredibile "effetto domino" di quei giorni del Novembre 1989, dove la pressione popolare incrinò e fece rovinare il “regime di Pankow”. La rievocazione certifica la realtà di una Germania riunificata e democratica al centro di uno spazio pubblico europeo oramai pacificato.
Di fronte alla inevitabile retorica delle commemorazioni è, però, bene ricordare alcuni elementi del passato tedesco e il quadro in cui la ricorrenza si inserisce per evidenziare che la storia non finisce, come credeva qualcuno agli inizi degli anni ’90 e che non esiste un mondo senza muri, ma che gli stessi raffigurano, a volte, l’ipostatizzazione di problemi reali.

2-L´anniversario Per la storia tedesca il 9 novembre rappresenta ,indubbiamente, una data topica, che richiama quattro importanti avvenimenti della storia tedesca del ´900: la fine della monarchia degli Hohenzollern e la fortunosa proclamazione della prima Repubblica da parte di Scheidemann nel 1918; il cosiddetto putsch della Birreria (Monaco 1923), in cui Hitler e il generale Ludendorff tentarono di sovvertire in maniera dilettantesca le istituzioni democratiche weimariane; la cosiddetta "notte dei cristalli",caratterizzata dai violenti pogrom antisemiti nel 1938, che prefigurarono la soluzione finale di qualche anno dopo ; e, infine, il crollo del muro di Berlino nel 1989. Si tratta di differenti eventi della storia tedesca, che hanno pesato sulla vicenda del secondo dopoguerra e, in particolare, sulla ricostruzione democratica della Repubblica federale e poi sulla riunificazione.
Tuttavia è bene sottolineare con forza che per la Germania risulta senza alcun dubbio più importante la sequenza rappresentata da altre quattro date caratterizzate dalla cifra finale 9: 1849(Costituzione di Francoforte),1919(Costituzione di Weimar),1949 (Legge fondamentale),1989(fine del muro di Berlino).In una simile successione il 1989, con la riunificazione delle due Germanie nel 1990, ha dato la possibilità alla BRD ,oramai normalizzata, di guardare laicamente al suo passato considerando Francoforte, Weimar ,il nazismo e lo stesso socialismo reale come fenomeni storici, su cui poggia una realtà politico costituzionale stabile,fondata sulla Legge fondamentale. In un simile contesto si pone,appunto, il testo costituzionale del 1949, cui ceto politico,classe dirigente e cittadini forniscono un alto grado di consenso. Il Verfassungspatriotismus evocato da Dolf Sternberger nel 1979,alla fine dei difficili anni ‘70, costituisce-dunque- anche dopo l´unificazione del 1990 il pilone centrale di un ordinamento, che- accanto al peso di grande potenza economica- ha ritrovato piena sovranità e ruolo internazionale.
Le celebrazioni di questi giorni non festeggiano,quindi, soltanto l´unificazione( raggiunta in circa dieci mesi dopo il 9 novembre 1989) , ma soprattutto il successo di poter coniugare per la prima volta in Germania unità e democrazia. La consapevolezza della straordinarietà di un simile risultato, in un contesto che nello stesso 1989 vedeva i partner europei sospettosi di simili sviluppi sconvolgenti( si pensi alle posizioni di Mitterand e dello stesso Andreotti), spiega in maniera incisiva anche la giurisprudenza della Corte nelle sentenze di Maastricht e di Lisbona e l´intenso attivismo istituzionale che ha portato alle ultime revisioni del quadriennio 2006 - 2009. La Germania è,infatti, consapevole del proprio ruolo oramai normalizzato nell’ambito internazionale ed europeo, ma è anche timorosa di metterlo in pericolo,perdendone il controllo.

3- I venti anni dal crollo del muro di Berlino dicono anche altre cose, che non coinvolgono solo la Germania, ma l´Europa( e i suoi componenti,che siano membri effettiiv o candidati) e il mondo.
In primo luogo per quanto riguarda l´ambito europeo gli ultimi venti anni evidenziano un indebolimento obiettivo della spinta federalista per quanto riguarda la prospettiva istituzionale continentale. Se dal punto di vista tedesco la sentenza di Maastricht(1993) e quella di Lisbona (2009) certificano che il raggiungimento dell´unità in una stabile democrazia ed il recupero della piena sovranità tedesca sono considerati dalla Germania come un patrimonio troppo importante da poter essere sacrificato a prospettive di unificazione che possano metterlo in pericolo, l’allargamento ad est dell’Unione ha- senza alcun dubbio- tolto intensità al progetto europeo.
La sentenza del Bundesverfassungsgericht del giugno di quest´anno conferma, in un contesto differente, quest´indirizzo, mostrando il cambiamento del quadro globale in cui la costruzione europea e della democrazia tedesco occidentale si è inserita. Il processo di unificazione europea aveva,infatti, alle sue spalle i due conflitti mondiali originatisi al centro del continente, ma soprattutto la contrapposizione tra due potenze globali che sostenevano due differenti Weltanschauungen, cui gli ordinamenti europei dovevano conformarsi nelle rispettive aree di influenza. In modo brutale, si può sostenere che il primo trentennio di vicenda dell’integrazione europea si sia sviluppata in modo indissolubile all´ombra dell´Alleanza atlantica.
Con la scomparsa dell´URSS e della sua corona imperiale la prospettiva è, invece, cambiata e non poco. I venti anni successivi al 1989 evidenziano, infatti, come il Trattato di Maastricht sia stato il frutto della forza di inerzia del periodo precedente e che le difficoltà successive non sono il frutto della cattiva volontà dei partner, ma piuttosto della mutata situazione geopolitica. Jörn Ipsen ha intitolato il suo recente volume sulla vicenda costituzionale tedesca della BRD "Der Staat der Mitte"(Lo Stato di mezzo,München,Beck,2009), spiegando che non si tratta più di un indicazione geopolitica europea ,ma della prospettiva assunta dalla Repubblica federale -sotto l´ala della Legge fondamentale- nel perseguire una via equilibrata. In realtà questa visione si sovrappone ,da un lato, a quella più tradizionale relativa alla centralità tedesca in Europa, con le conseguenti tensioni che ne scaturiscono o che ne potrebbero derivare;dall´altro alla diminuita omogeneità tedesca, che sta favorendo fenomeni di riarticolazione interna a fini di stabilizzazione( v. le modifiche costituzionali del ciclo 2006-2008).
In secondo luogo, gli ultimi venti anni confermano che la periferizzazione europea e del tradizionale mondo industrializzato si sta incrementando. La crisi finanziaria dell´anno scorso ha riqualificato i rapporti di forza a livello internazionale. Dal bipolarismo USA-URSS degli anni ´80 siamo passati all´unipolarismo senza egemonia statunitense nel quindicennio successivo ad una fase di riqualificazione dei rapporti di forza mondiali. La trasformazione del G8 in G20 segnala in maniera incisiva simili mutamenti, ma nasconde trasformazioni ben più importanti sull’asse dell’Oceano Pacifico. L’Europa non solo non è più il continente di mezzo, ma rischia di divenire sempre più periferica, se non verrà invertita la tendenza. E un simile compito costituisce una responsabilità delle classi dirigenti dell’Unione europea,partendo dal nuovo appiglio costituito dal Trattato di Lisbona.

4-Infine, le celebrazioni novembrine invitano a guardare ai muri che cadono, senza dimenticare i tanti muri che continuano a persistere o che stanno per essere costruiti. Il muro è infatti da un lato una metafora, dall’altro costituisce una realtà concreta. Alla metafora del crollo della barriera come liberazione corrisponde quello della sua costruzione come difesa o come limitazione. Di muri e di barriere se ne sono elevati( e se ne sono eretti) tanti. Alcuni sono concreti, altri sono immateriali. Alcuni attraversano il territorio, altri dividono gli individui in maniera intangibile;alcuni sono giustificabili;altri non lo sono. Il problema è capire quando e perché sono stati costruiti;come e perché possono essere superati. Le risposte a simili interrogativi non debbono, in ogni caso, essere astratte. E’ necessario ,infatti, che esse siano orientate da valori forti e stabili e commisurate alle circostanze storiche in cui ci si trova ad operare.
La riflessione sul ventennale del muro di Berlino costituisce, dunque, uno stimolo opportuno al superamento dei nuovi e vecchi muri che continuano ad attorniarci.