Venerdì, 10 Settembre 2010  

IN EVIDENZA

PROGRAMMI DEI CORSI , MATERIALE DIDATTICO E INFORMAZIONI PER GLI STUDENTI

LINKS

ISTITUZIONI IN ITALIA

ISTITUZIONI NEL MONDO

LA RIFORMA COSTITUZIONALE ED ELETTORALE

DOCUMENTI VARI

PROGETTO STRATEGICO CNR "SUPPORTO ALL'ATTIVITA' DEL PARLAMENTO" E RICERCA PRIN 2005

CENTRO DI RICERCA IN TEORIA DELLO STATO E TRASFORMAZIONI DELLA POLITICA TRA L'800 E IL 900

SCRITTI RECENTI

ATTI SEMINARI

Convegno:Weimar e il problema politico-costituzionale italiano"(Camera de deputati-19 ottobre 2009)

Home » Introduzione prof. Lanchester
Introduzione prof. Lanchester
Weimar e il problema politico-costituzionale italiano Introduzione ai lavori di Fulco Lanchester

Weimar e il problema politico-costituzionale italiano
Introduzione ai lavori
di
Fulco Lanchester

Il 2009 è anno ricco di anniversari per la Germania. Se li si ripercorre a ritroso essi si inanellano in maniera significativa. Ai vent’anni dalla caduta del muro, che ha portato alla riunificazione tedesca l’anno successivo, corrisponde il sessantesimo della Legge fondamentale (LF), promulgata nel maggio del 1949, i novanta della Costituzione di Weimar dell’11 agosto 1919 e i centosessanta della Costituzione di Francoforte.
Al centro dell’attenzione di questo Convegno, promosso dal “Centro di Teoria dello Stato e trasformazioni della politica tra ‘800 e ‘900” e dal Master in Istituzioni parlamentari europee per consulenti d’assemblea si pone, però, l’esperienza weimariana e la sua paradigmaticità per il costituzionalismo contemporaneo, per la stessa vicenda tedesca e per l’Italia. La Germania contemporanea si colloca in un rapporto complesso con Weimar, che ha rappresentato il raccordo con il tentativo della Paulskirche del 1848-49 ed il superamento dell’esperienza monarchico costituzionale guglielmina caratterizzata dalla Reichverfassung del 1871, ma soprattutto il primo esempio di Stato democratico - sociale imploso nella esperienza totalitaria. In esso si sovrappongono, da un lato, rifiuto e timore per la debolezza e dall’altro completamento di un modello .
Il Convegno non si limita a verificare la importanza dell’esperienza weimariana per la Germania di Bonn (come certificato dalle relazioni di Dieter Grimm e di Bernd Sösemann), ma assume una prospettiva- ritengo- originale, che si connette con il precedente Convegno, tenuto nel gennaio scorso proprio in questa Sala del Refettorio sul caso francese della V Repubblica( v. La V Repubblica francese nel dibattito e nella prassi in Italia, a cura di F. Lanchester e V. Lippolis,Napoli,Jovene,2009). Esso tende, in particolare, a confrontare- in maniera sistematica l’influenza (diretta o indiretta) che vari aspetti del caso weimariano hanno avuto su quello italiano, sulla base dell’attenzione che ceto politico e classe dirigente nazionale hanno dedicato nel tempo nell’ambito della discussione su forma e dinamica delle istituzioni costituzionali.
A questi specifici fini il Convegno cerca di analizzare implicitamente anche gli elementi fondamentali dell’esperienza costituzionale tedesca , evidenziando come la stessa sia stata recepita in Italia nell’ambito del dibattito sulle strategie istituzionali formulate dalle forze politiche e dalla stessa cultura giuridica.
Com’è noto, il costituzionalismo tedesco ha superato faticosamente sia la fase monarchico costituzionale sia quella dello Stato di diritto democratico legislativo, per approdare allo Stato di diritto democratico costituzionale di tipo federale, dove sia l’originario modello centro-europeo e sia quello democratico legislativo sono stati accantonati o distanziati . Un simile percorso è divenuto, negli ultimi lustri, esemplare e sta conformando, in maniera significativa, la stessa prospettiva di integrazione europea nell’ultimo ventennio.
L’ esperienza sfortunata della Paulskirche di Francoforte (1848/49) e quella della monarchia costituzionale pura del periodo imperiale(1871-1918) vennero – in Italia- sostanzialmente ignorate (se non si considerano gli impliciti rinvii che alla monarchia costituzionale possono rilevarsi nella politica crispina o negli appelli sonniniani dell’ultimo decennio del secolo XIX), così come l’assetto istituzionale di Weimar , durante gli anni Venti-Trenta affidati all’analisi di Giorgio Rebuffa, se si escludono le analisi della giuspubblicistica italiana più attenta alle interpretazioni di tipo realistico(mi riferisco a Luigi Rossi, Emilio Crosa, Costantino Mortati,ecc.) o a quella di storici come Delio Cantimori.
In particolare, durante tutto il secondo dopoguerra l’ordinamento weimariano ha, invece, costituito, anche nel nostro Paese, il paradigma di una democrazia incapace di resistere alle pressioni centrifughe delle forze antisistema e alle tensioni economiche e sociali, mentre il corpetto istituzionale della LF di Bonn ( dal 1949 ad oggi) è divenuto uno dei modelli del dibattito istituzionale italiano solo dal secondo lustro degli anni Sessanta, quando - alle difficoltà italiane della coalizione di centro-sinistra ed al suo successivo fallimento - corrispose in Germania il periodo della große Koalition e poi l’avvento al governo della coalizione social-liberale .Fernanda Bruno e Paolo Ridola affrontano il periodo della ricostruzione istituzionale italiana,in cui i Costituenti ebbero presenti in modo esplicito o implicito il caso weimariano, e gli anni Cinquanta- Sessanta,in cui vennero esperite differenti alternative per risolvere i problemi delle democrazie difficili.
Durante gli anni Settanta, accanto all’utilizzazione dell’assetto istituzionale della Germania federale in funzione integratrice e semplificatrice del sistema politico , il cosiddetto “Modell Deutschland” costituì anche un’esperienza altamente polemica sulla base del rigetto o dell’ accettazione della “democrazia che si difende” (Wehrhafte Demokratie),che aveva alla sua base la vicenda weimariana e le analogie con il caso italiano .
Questo periodo ed il successivo vengono analizzati non soltanto da chi parla, ma soprattutto dai contributi che verificano l’importanza della cultura weimariana per il dibattito nazionale. In questa prospettiva si inseriscono le relazioni di Alessandro Campi sulla (ri)scoperta Carl Schmitt e la sua utilizzazione a destra e a sinistra, di Vincenzo Atripaldi sugli elementi plebiscitari nelle democrazie contemporanee attraverso l’opera di Ernst Fraenkel, l’analisi di Umberto Romagnoli sulla recezione del diritto del lavoro weimariano attraverso la mediazione di Gino Giugni e di Gaetano Vardaro. Un economista con sensibilità storica come Domenico Da Empoli esamina la metafora weimariana dell’inflazione come elemento del fenomeno della destrutturazione sociale degli anni Settanta,in connessione con il metaforico viaggio a Weimar di personaggi come Miglio o Negri( che vengono evocati nei contributi di Michele Surdi e di Francesco Brancaccio).
Successivamente l’assetto Germania di Bonn( mentre gli accenni weimariani si stemperavano, ma non certo l’interesse per quella vicenda) è divenuto una delle proposte più gettonate nell’estenuante dibattito riformatore degli anni Ottanta e Novanta, che abbraccia oramai anche il livello europeo e che- dopo la crisi di regime del 1992/1993- si è ripresentata anche negli ultimi anni.
Da un simile panorama problematico scaturiscono, a mio avviso, due conclusion,che verranno esaminate dalla tavola rotonda,cui partecipano Piero Alberto Capotosti,Francesco D’Onofrio.Domenico Fisichella e Luciano Violante.
In primo luogo, un giudizio (ritengo realistico ed impietoso) sulla incapacità delle élites italiane dell’ultimo quarantennio di recuperare un consenso minimo per una efficace modernizzazione delle istituzioni e sulla loro tendenza a farsi trascinare dalla scia del processo di integrazione comunitaria. In una simile prospettiva, alla classica domanda se Germania ed Italia siano due democrazie normali, la risposta sulla base del dibattito e della dinamica storico-costituzionale non può che essere oramai differenziata. La Germania sembra avere completato con la riunificazione il processo di normalizzazione della propria democrazia( anche se permangono i consueti timori di instabilità), mentre il caso italiano rimane impantanato nelle tradizionali difficoltà. In questa prospettiva si pone, dunque, in maniera paradigmatica la vicenda comparata degli stessi testi costituzionali e del valore, che gli stessi possiedono nei rispettivi ordinamenti, al di là di una retorica a volte funzionale a finalità pragmatiche.
La seconda conclusione si concretizza nella consapevolezza che il valore paradigmatico delle esperienze istituzionali, che hanno investito i principali ordinamenti europei dalla crisi di partecipazione degli anni Venti ad oggi, non si scolora nella prospettiva dei cambiamenti che stanno investendo il continente , soggetto ad un faticoso processo di integrazione parafederale, perché esse continuano ad evidenziare i pericoli dell’instabilità economica e politica e la necessità della legittimazione istituzionale.
L’edificio europeo impone, infatti, la tutela dei diritti fondamentali e di partecipazione democratica sia attraverso un’ assetto istituzionale più congruo agli standard democratici, sia attraverso la costruzione di un sistema partitico continentale, capace non soltanto di legittimare le scelte operate sin qui sulla base degli esecutivi nazionali e delle burocrazie comunitarie, ma anche di strutturare le stesse arene nazionali colpite da pericolosi fenomeni centrifughi.
La giurisprudenza del Bundesverfassungsgericht (Tribunale costituzionale federale) di Karlsruhe (dalla sentenza sul Trattato di Maastricht sino ad arrivare alla recentissima decisione su quello di Lisbona) conferma l’attenzione con cui la Germania segue il processo di integrazione europea e le difficoltà che la nuova fase politica ed economica globale presenta per lo stesso. In questa specifica prospettiva la vicenda costituzionale tedesca risulta senza alcun dubbio capace di fornire strumenti di analisi e di riflessione per capire, oltre alle dinamiche istituzionali del passato,anche i problemi del futuro.